 Sulmona è una delle città
più antiche d'Abruzzo. E' situata a circa 400 metri s.l.m., al centro della Valle Peligna, compresa tra i fiumi Gizio e Vella.
Secondo un'antica tradizione, risalente
alle testimonianze di Ovidio e Silio Italico, sarebbe stata fondata da Solimo, compagno di Enea e profugo della guerra di Troia e,
proprio da questo leggendario personaggio deriverebbe il suo nome.
Andando oltre le leggenda, la nascita della città è probabilmente
legata allo spostamento a valle di gruppi provenienti dai rilievi del Colle Mitra su cui sono stati ritrovati
numerosi resti che testimoniano la presenza di imponenti insediamenti a partire dall'età arcaica. Caduta sotto il dominio romano, fu uno dei tre minucipi peligni insieme a
Corfinium e Superaequum. Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo fu il rifugio dei pompeiani, ma venne espugnata dalle coorti inviate da Cesare e guidate da Marcantonio. Numerosi sono i segni dell'occupazione romana: resti scultorei ed architettonici, bassorilievi,
resti epigrafici, riportati alla luce sia nel centro urbano, sia nelle zone circostanti. Il monumento più significativo dell'antica Sulmo è certamente il
tempio di Ercole Curino, situato ai piedi del Monte Morrone in cui probabilmente prestarono giuramento gli Italici insorti contro Roma e che fu
visitato anche da Ovidio, nato nella città nel 43 a.C.
La diffusione nella zona del Cristianesimo è attestata a partire dal IV secolo d.C.
Con ogni probabilità in questa fase iniziale, Sulmona fu anche sede vescovile ma, con Gregorio Magno (papa dal 590 al 604) venne accorpata all'interno della vasta diocesi di Valva
che comprendeva un territorio che andava dall'alta valle del Sangro e dell'Aventino fino ai piedi del Gran Sasso.
A partire dall'XI secolo, la città si ingrandì velocemente grazie all'afflusso di genti provenienti sia dalle terre vicine, sia da zone più lontane.
Sotto il dominio degli Svevi, Sulmona divenne un centro di primo piano dell'Italia centrale grazie soprattutto ad una cinta muraria forte e ad una favorevole posizione geografica. La crescita demografica e l'arrivo di alcuni ordini monastici, determinarono già nel duecento l'occupazione di territori
extramuranei con un conseguente ampliamento della cinta muraria e raddoppiamento del numero delle porte precedentemente esistenti.
E' di questo periodo, certamente il più felice nella storia della città, la costruzione dell'acquedotto (1256) e, sempre nel duecento nella città troviamo
l'importante figura di Pietro Angelerio, che divenne papa nel 1294 col nome di Celestino V e fondò
un ordine monastico che da lui prese il nome.
La sconfitta di Corradino di Svezia nei pressi di Tagliacozzo determinò la fine del dominio
svevo e l'inizio di quello angioino. Durante questo periodo Sulmona perse molte sue prerogative:
il giustizierato, la cattedra di diritto canonico, la grande fiera annuale. Molti uomini furono inoltre costretti a lasciare la città che perse
la posizione di dominio che aveva fino ad allora rivestito all'interno della regione.
I fatti più drammatici che la colpirono furono quelli legati ai devastanti fenomeni sismici, come quelli del 1349 e del 1456, che decretarono non solo
la distruzione della struttura architettonica della città, ma anche della sua vita culturale economica e sociale.
Sotto gli Aragonesi Sulmona subì numerosi assedi (importante quello del 1460, durato sette mesi)e fu interessata
da numerose pestilenze e carestie. Fu ceduta da Carlo V di Spagna ai de Lannoy per tornare al demanio regio dopo l'estinzione di questa famiglia.
La storia di Sulmona degli ultimi secoli è caratterizzata da un parziale ma fallimentare tentativo di ripresa del XVI secolo
(emblematica l'introduzione della stampa da parte dell'umanista Ercole Ciofano nel 1583); da
una situazione stagnante in ambito economico, sociale e culturale nel '600; dal grave terremoto del 3 novembre 1706 che decimò la popolazione.
Infine l'enorme crescita demografica che interessò anche Sulmona nel XIX secolo portò al superamento della cinta muraria trecentesca, attraverso la creazione di nuovi insediamenti
che si fecero più diffusi soltanto dopo il secondo conflitto mondiale, attraverso la creazione del ponte Capograssi che facilitò la penetrazione cittadina nella vasta zona pianeggiante che circonda
il nucleo originario della città fino ai piedi dei monti appenninici.
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